Le Scritture informano che nostro Signore, giunto al sesto giorno di lavoro, compresi gli straordinari, si apprestò a dare vita alla donna. La creazione del mondo non era stata certo una sinecura, ma questo ultimo impegno richiedeva attenzione e concentrazione particolari, tanto che il Padreterno aveva impartito l’ordine tassativo di non disturbarlo e si era sistemato in un laboratorio isolato. Dopo qualche tempo apparve un giovane angelo il quale, con l’incoscienza e la temerarietà tipiche dell’età, osò sfidare il divieto e chiese:
“Come mai ci metti tanto, con questa creazione?”
Dio lo fissò per qualche momento, poi sospirò e decise di non arrabbiarsi: il candore ed il sincero interessamento che leggeva in quei due occhi limpidi lo avevano rabbonito. Spiegò:
“Forse è meglio che ti illustri brevemente che cosa ho in mente di realizzare, così faremo prima. Questo essere, che chiamerò donna per differenziarlo dall’uomo, deve avere più di duecento parti mobili; deve essere completamente lavabile, però non deve essere di plastica…”
Un’espressione dubbiosa passò sul volto dell’angelo, disorientato da quella descrizione:
“Ma di cosa parla? Sta per caso costruendo un giocattolo?”
Di botto, un minaccioso silenzio riempì l’aria. Il malcapitato riportò lo sguardo sul volto di Domineddio e vi lesse una collera implacabile. Allora comprese e atterrì. Una dietro l’altra, con la velocità del fulmine, due considerazioni attraversarono la sua mente: innanzitutto, Lui percepiva senza fatica tutti i pensieri delle sue creature; secondariamente, la sua inopportuna riflessione doveva averlo sommamente offeso.
“Adesso viene la grandine” pensò l’infelice angioletto, chinando il capo pentito ed in preda all’acutissimo desiderio di trovarsi in qualche punto sperduto dello sterminato universo.
Poiché il silenzio si protraeva, il reo si fece forza e sollevò lentamente gli occhi, fino ad incrociare quelli del Creatore. Vi si leggeva ancora, sì, un corruccio niente affatto tranquillizzante, ma contemporaneamente vi balenava la traccia di un sorriso che premeva per allargasi sull’intero viso. Dio non fece commenti e riprese il discorso dal punto in cui l’aveva interrotto:
“…deve funzionare attingendo energie ad un’alimentazione di qualsiasi tipo, cioè deve trarre forze e nutrimento di quello che può permettersi di mangiare, fossero anche gli avanzi del giorno prima; deve avere un grembo capace di accogliere anche due bambini contemporaneamente, salvo casi eccezionali i cui i bimbi potrebbero crescere di numero; deve possedere un bacio così prodigioso da poter curare qualsiasi infermità, da un ginocchio sbucciato ad un cuore spezzato; deve accudire alla sua casa, occuparsi del suo compagno, aver cura dei figli…e tutto questo lo deve fare avendo a disposizione solamente una giornata di ventiquattro ore e due mani!”
L’angelo era debitamente impressionato: “Solamente due mani ed una giornata normale per fare tutta quella roba? Impossibile! No, secondo me pretendi troppi requisiti da quello che ha tutta l’aria di essere un semplice modello base. E poi, penso che tu oggi abbia lavorato abbastanza, Signore…aspetta fino a domani, per terminarla.”
“Non se ne parla neppure!” Il tono di Dio non ammetteva repliche. “Questa creazione mi intriga troppo e non mi fermerò prima di averla completata.”
L’angelo si avvicinò di qualche passo e sfiorò un braccio della donna. Ritrasse immediatamente la mano, meravigliato:
“Signore, l’hai fatta davvero delicata!”
“Sì, è delicata, ma anche robusta. Non hai idea di quello che è capace di sopportare e dei sacrifici che può compiere. Tanto per fare un esempio, ella è capace di curarsi da sola, quando è ammalata, e di lavorare fino a sfinirsi, se occorre, anche per quindici, sedici ore al giorno.”
“E’ anche capace di pensare?” chiese l’angelo, il cui scetticismo stava lentamente cedendo il posto all’ammirazione.
Rispose il Creatore: “Non solo sarà capace di pensare, ma anche di ragionare e di trattare.”
L’angelo osservava sempre più affascinato quello straordinario essere. Ad un tratto, notò qualcosa di strano sulla sua guancia, che toccò con la punta delle dita.
“Signore” esclamò al colmo dello stupore “credo che questo modello abbia una perdita…”
“Ti avevo detto che stavo cercando di fornirlo di moltissime doti…Non c’è nessuna perdita: quella è una lacrima.” La voce del Padre si era fatta tenera.
“A che cosa serve una lacrima?” L’angelo ormai era lanciato e le domande si susseguivano a ritmo sostenuto.
“Le lacrime sono il suo modo di esprimere la sua gioia, la sua pena, il suo disinganno, il suo amore, la sua solitudine, la sua sofferenza, il suo orgoglio.”
A questo punto, l’interesse dell’angelo aveva toccato il massimo grado:
“Signore, permettimi di dirti che sei davvero un genio! Hai pensato veramente a tutto ed hai creato una donna meravigliosa.”
“Puoi ben dirlo, caro mio” Nella voce di Dio suonava una nota di legittimo orgoglio. “Le donna posseggono energie che gli uomini neanche si sognano. Affrontano qualsiasi tipo di difficoltà, sopportano gravi pesi, si abbandonano con fiducia all’amore nutrito con gioia piena nei confronti della persona scelta per camminare mano nella mano sul sentiero della vita, cantano quando vorrebbero piangere, piangono quando sono felici e ridono quando vorrebbero urlare forte la loro pena. Lottano per affermare ciò in cui credono. Non esitano a ribellarsi all’ingiustizia. Non si accontentano di una soluzione stiracchiata, ancorché utile, ad un problema, quando esiste la possibilità di trovarne una migliore. Affrontano senza esitare sacrifici e privazioni per il bene della famiglia. Accompagnano un’amica timorosa dal medico e offrono di slancio l’aiuto di lunghe notti trascorse al capezzale di un ammalato. Versano dolci lacrime di gioia di fronte ai successi dei figli. Spronano il loro uomo a reagire se notano nei suoi comportamenti pericolose titubanze. Lo amano incondizionatamente, gli fanno sentire ogni volta che occorre il valore della loro insostituibile presenza, senza altro aspettarsi che un sorriso di gratitudine. Si rallegrano sinceramente per le fortune degli amici che portano nel cuore. Sono felici quando sentono parlare di un matrimonio o di un battesimo. Sentono frantumarsi il loro mondo alla notizia della morte di un’amica. La perdita di una persona cara le diminuisce irreparabilmente. Quando pensano di non avere più energie da spendere, allora si scoprono più forti…”
L’angelo mise da parte ogni timore e pensò che fosse giunto il momento di interrompere quel flusso di elogi, anche a costo di provocare l’ira funesta del Padre di tutte le cose animate ed inanimate:
“Signore, mi compiaccio per il successo della tua idea, ma toglimi una curiosità, ti prego: le donne qualche difetto, magari piccolo, ce l’hanno?”
La risposta arrivò secca ed inesorabile come una sentenza:
“Certamente! Le donne hanno il difetto di dimenticare troppo spesso quanto valgono.”
Nota: Qualche tempo fa, al termine di una scherzosa discussione incentrata sul ruolo della donna nella storia, una mia combattiva amica ha agguantato carta e penna e ha steso un lungo elenco di caratteristiche positive riscontrabili nell’universo muliebre. Poi me lo ha spedito, sfidandomi a compilarne uno che riuscisse ad eguagliarne la sostanza sul versante maschile. Lungi dall’accettare la sfida (confesso che, secondo il mio parere, da quell’elenco mancavano addirittura un paio di voci…), mi sono limitato a ricopiarlo, adattandolo ad una cornice di fantasia. Forse le cose non andarono come le ho descritte io, al tempo in cui prese l’avvio l’affascinante e complicata avventura dell’umanità, ma è certo che Nostro Signore merita particolare gratitudine per aver deciso, nella sua infinita preveggenza, di creare la donna. Al di là degli innegabili ed estesi meriti in ogni campo dello scibile umano, alle care fanciulle bisogna infatti riconoscere l’indubbia benemerenza di spaccarsi in otto per tentare di salvare noi maschietti da particolari abitudini talmente nefaste da precluderci senza appello ogni possibilità di mischiarci ai beati quando ci toccherà raggiungerli. In cima all’elenco dei pericoli assolutamente da evitare lampeggia il richiamo del televisore. Alzi la mano chi non s’è mai trovato nella beata situazione in cui si deliziava Fantozzi, quando poteva godersi in assoluta libertà la visione della partita. E alzi la mano (è l’ultima volta, lo giuro) chi non si è mai trovato, per una volta almeno nella vita, nella condizione di vedersi scippare il divertimento dalla comparsa delle gelose custodi della nostra pace domestica le quali, implacabili come l’angelo della vendetta, irrompono puntualmente nella stanza nel momento di maggior interesse del nostro programma preferito, con l’intento dichiarato di strapparci all’abisso di ozio in cui stavamo precipitando. Si avvicinano con un sorriso falsamente innocente e ci estirpano dalla poltrona con la scusa che non hanno un minuto da perdere e che “…meno male che posso sempre contare su di te, vero, amore? Dài, che se ci sbrighiamo, poi hai tutto il tempo di vedere la fine del tuo programma. A proposito, cosa stavi guardando?”
E a quel punto, un poveraccio di marito può solo scegliere tra la macellazione immediata dell’invasore o la rassegnazione più prona! Alla fine, comunque, tutto si perdona, se non altro in virtù dei tanti lati altamente positivi con cui l’altra metà del cielo illumina l’opaco universo maschile. Uno di essi, e non certo il più trascurabile, é la fondamentale differenza che esiste tra uomo e donna. E, come ha detto una volta un francese bon vivant “Vive la difference!”
Rocco Tedino