“Signore e signori, diamo inizio alla serata. Vedo che siete in tanti...circa 250 per gli organizzatori, 25 per la Polizia...”
Con questa simpatica battuta - chiaramente riferita all’inevitabile, e grottesco, balletto delle cifre che va in scena ad ogni fiorire, nelle grandi città, dell’italico popolo dei dimostranti - il brillante presentatore Gilberto Pitt ha aperto, la sera del 28 dicembre 2010, la cerimonia di inaugurazione del Fan Club intitolato ad Alessandro Pittin, il valoroso atleta di Cercivento che a Vancouver, il 14 febbraio del 2010, ha conquistato la medaglia olimpica di bronzo nella specialità della combinata nordica. Il Club ha trovato la sua sede in una vasta e luminosa sala dell’ex-asilo infantile del centro carnico, per l’occasione gremita di parenti, amici ed estimatori accorsi a testimoniare al campione la stima umana e sportiva nutrita nei suoi confronti. Gli ospiti sono stati accolti con spontanea cordialità dai genitori di Alessandro, mamma Miriam e papà Stelio, i quali hanno dovuto trasmettere ai convenuti le scuse del loro figliolo, impossibilitato a presenziare alla festa in quanto impegnato in una fase di allenamenti svoltisi a Moena, nel Trentino. Non vorrei passare per malizioso, ma sospetto fortemente che ad Alessandro, schivo com’é, non sia dispiaciuto più di tanto evitare di trovarsi per l’ennesima volta sotto le luci della ribalta... Per amore di verità, tuttavia, bisogna dire che il dinamico signor Pitt e un suo collaboratore hanno cercato di stabilire un collegamento audio con la star della serata, ma il tentativo non ha riscosso il successo sperato: il contatto si é interrotto un paio di volte e, al di là di qualche frase spezzettata, non si é riusciti a stabilire un dialogo stabile e fluente con il celebrato interlocutore. E meno male che i presenti hanno goduto del piacere di ascoltare, chiare e distinte, le poche parole con le quali Alessandro, un pò emozionato, ha ringraziato per l’iniziativa ed ha augurato a tutti un nuovo anno ricco di soddisfazioni. Non si ricorda altro di rimarchevole, tranne forse la conferma che il campione decisamente non ama i microfoni, considerato che, a scherzosa domanda del presentatore, egli ha ammesso di aver trovato più impegnativa la recente partecipazione al programma televisivo “I soliti ignoti” rispetto ad una qualsiasi gara di sci, per tirata che sia!
Interrottosi definitivamente il collegamento con Moena, Pitt ha invitato ad intervenire il sindaco di Cercivento, Dario De Alti, il quale ha espresso il suo apprezzamento per l’organizzazione dell’evento e poi, notando in sala una massiccia presenza di giovani, ha posto l’accento su due precise considerazioni:
“...la costituzione del Fan Club é importante innanzitutto per Alessandro, in quanto costituisce per lui una conquista morale che lo spronerà a fare sempre meglio; l’esempio di Pittin varrà sicuramente a stimolare tanti giovani sulla via dell’emulazione agonistica, coinvolgendoli in un percorso sportivo che produce solamente effetti positivi...” Quindi, il primo cittadino del paese ha rinnovato a tutti gli auguri per un felice anno nuovo, auspicando, in particolare, che il 2011 sia prodigo di ulteriori, prestigiosi successi per l’illustre compaesano. Congedatosi tra gli applausi il sindaco, é la volta di Michele Pittin, zio di Alessandro e presidente del Club, il quale accetta di dire “due parole”, dopo aver ceduto alle reiterate insistenze del signor Pitt. Magari le parole pronunciate dal presidente non sono esattamente due, ma di sicuro non vanno troppo oltre, numericamente parlando: “Buonasera a tutti. Grazie per essere venuti e speriamo che vada tutto bene.” La laconicità, evidentemente, é una caratteristica diffusa tra i maschi Pittin.
Ed eccoci al momento “clou” della serata, quello in cui verrà svelato il nome del vincitore del concorso indetto ad agosto dagli organizzatori del Club, allo scopo di individuare, attraverso l’esame degli elaborati a disposizione, il logo maggiormente rappresentativo dello spirito e del significato del circolo. Gli stessi organizzatori avevano posto una inderogabile condizione: ciascun disegno, pur nel rispetto della fantasia e del segno grafico dell’autore, doveva contenere precisi riferimenti al nome e cognome dell’atleta, alla disciplina sportiva da lui praticata, al suo scherzoso soprannome “pitbull”, attribuitogli per rimarcare la potenza, la grinta, la tenacia che egli profonde in ogni sua esibizione agonistica. La dott.ssa in belle arti Martha Alberta Muser (assente nella serata) ed il pittore Donato Nettis sarebbero stati gli esperti invitati a giudicare ed a classificare le opere. Nei due mesi successivi, all’indirizzo indicato giungono sei lavori. Dopo attento esame e meditato scambio di pareri, i due competenti maestri giungono alla conclusione che il simbolo maggiormente rispondente alle esigenze di rappresentanza del Fan Club é quello disegnato da... L’indulgente lettore perdoni il ricorso a qualche grammo di suspence, ma prima che il pittore Nettis pronunci il nome del vincitore, o della vincitrice, é giusto presentare autori ed elaborati presi in considerazione, citandone velocemente i particolari più significativi.
Il primo é Lino Sacilotto, dalla provincia di Vicenza: al centro del logo spicca Alessandro Pittin tra linee rette che rappresentano le gare, una catena simboleggiante la catena umana che lo segue gara per gara e triangoli che indicano le montagne.
Segue Giulia Pancotto, da Caneva di Pordenone: disegno realizzato a mano libera, con pastelli acquerellabili, le cui colorazioni contribuiscono a dare significato alle linee stilizzate che richiamano la combinata nordica, alle due montagne presenti sullo sfondo ( le due “A” di Alessandro) e al simbolo olimpionico.
E’ il turno di Zaira De Toni, da Cercivento. Il disegno, realizzato a mano libera, con pastelli, pennarello e penne a china, reca in evidenza la caricatura di un pitbull dall’aria grintosa e piena di determinazione. In secondo piano, si notano gli accenni grafici al trampolino e agli sci da fondo (simbolizzazione della combinata nordica), inseriti in una spirale che ammicca al nostro tricolore e all’azzurro della nazionale.
Il quarto progetto é di Beatrice De Grignis, da Paularo. In un cristallo di neve (simbolo dell’inverno e metafora della freddezza che l’atleta deve conservare per annullare i rischi del salto dal trampolino) sono racchiuse le due frazioni della combinata nordica, salto e gara di fondo, un pitbull e la bandiera italiana: tutti elementi fusi assai abilmente nella rappresentazione delle caratteristiche possedute da Pittin e richieste dal logo.
Il quinto lavoro é di un ragazzo di dodici anni, Gabriele Zanier da Cercivento, figlio della signora Michela Muser, i cui genitori, Velia e Adelmo, vivono a Timau. Gabriele presenta un pitbull disegnato con tecnica a mano libera, colori e matita. Il logo é completato da altri segni grafici che richiamano la disciplina della combinata nordica, i colori della nostra bandiera e i cerchi olimpici. Un elaborato di grande tenerezza nella sua ideazione e realizzazione, lasciatemelo dire.
Chiude la rassegna il prodotto dell’ingegno di Toni Adami e di suo figlio Gabriele, da Udine. Il logo é accurato, ricco di simbolismi che richiamano con grande forza visiva la famosa gara di Alessandro alle Olimpiadi, il trampolino e gli sci della combinata nordica, il nome dell’atleta.
Torniamo al racconto della serata. Tutto é pronto per la proclamazione del vincitore e i partecipanti al concorso, sollecitati dal presentatore, raggiungono la postazione d’onore, in faccia al pubblico. Nel gruppo sono assenti i signori Sacilotto e Adami. Si avvicinano anche il pittore Nettis e Riccardo Pittin, fratello di Alessandro. Donato Nettis apre la busta contenente il responso dei giurati, ne estrae il foglio con il nominativo del vincitore del concorso e lo passa a Riccardo. Nel frattempo, Gilberto Pitt imita un improbabile rullo di tamburi, poi pronuncia la fatidica frase resa celebre dalle feste degli Oscar hollywoodiani: “And the winner is...”
“ZAIRA DE TONI! » prorompe Riccardo, inserendosi al momento giusto nella coreografia vocale approntata sul momento da Gilberto. La gente applaude; Nettis spiega i criteri di giudizio suoi e di Martha che hanno determinato la scelta dell’elaborato di Zaira (“tecnica sopraffina”, “uso sapiente del colore”, due tra le molte ragioni di apprezzamento espresse dal pittore); Riccardo premia una emozionatissima Zaira De Toni, che trova a fatica la voce per ringraziare; gli altri artisti ricevono a loro volta complimenti, applausi, un attestato di riconoscimento, la tessera del club e una somma in denaro che é uguale per i cinque concorrenti classificati “ex-aequo”, ma più alta per la vincitrice; l’entusiasmo é al culmine; tutti parlano a tutti... Poi, lentamente, la scaletta degli interventi impone la sua legge. Ora, sul largo schermo posizionato in cima alla parete che fronteggia gli intervenuti, scorrono le immagini finali della gara di Alessandro a Vancouver. La voce dello speaker, roca e martellante, scandisce la tensione degli ultimi metri e poi esplode nell’urlo liberatorio:
“Alessandro Pittin é medaglia di bronzo!”.
Si tratta di immagini ormai viste e riviste, ma l’emozione é tanta che in sala parte un applauso così forte ed intenso da far quasi credere che in quello spazio limitato si sia radunata l’Italia intera, che ringrazia per la gioia provata nel giorno di San Valentino del 2010 ad opera di quel fenomeno di un “ciribit” (preciso che io non sono responsabile dell’uso eventualmente scorretto di questo termine: mi é stato assicurato che così vengono chiamati gli abitanti di Cercivento). Osserviamo per un po’ Alessandro sul podio.
La snella figura é ritta sul gradino del podio dei festeggiamenti di fine gara. Pur nella sua rilassata compostezza, essa offre chiara l’immagine della carica agonistica, della forza mentale e fisica che racchiude e che libera nel momento giusto della competizione, quando la situazione impone di dare fondo ad ogni riserva di energia nel risoluto intento di affiancare gli sci che arrancano davanti, di risalirli implacabilmente, centimetro dopo centimetro, sorpassandoli e lasciandoseli alle spalle con un ultimo, imperioso scatto. Nel beato sguardo del giovane atleta - ogni tanto levato a vagare su un cielo slavato, sporco di nuvole grigio chiaro - si alternano indescrivibile felicità, fierezza e qualche lampo di incredulità. Le mani, inconsciamente, con gesto quasi furtivo, salgono ad accarezzare la medaglia che poggia trionfante sul multicolore della tuta, ne seguono il rilievo delle figure con polpastrelli impacciati, la stringono in un intimo cedimento alla gioia. Poi gli occhi del campione catturano l’immagine ondeggiante del tricolore che lentamente avanza sul pennone, ne seguono l’ascesa attraverso un velo di commozione, la illuminano di un sorriso caldo come il dolce sentimento che sta inondando il cuore. E intanto una vocina grida silenziosamente, sempre più forte: Alessandro Pittin, sei tra i primi tre più forti al mondo nella tua disciplina sportiva!
Nessuno, all’infuori (forse) dell’interessato, potrà mai veramente sapere quali sensazioni, quali emozioni, quali pensieri affollano la mente e l’animo di chi ha appena scritto il suo nome nella gloria accesa dalla conquista di una medaglia olimpica. Appena terminata la gara, intorno a te il catino dell’arrivo ribolle di euforia, di felicitazioni, di abbracci, di suoni eterogenei; poi tu sali sul podio e fai scivolare lo sguardo sulla massa indistinta di visi che si accalcano per seguire la cerimonia di premiazione...ma é impresa vana, quasi disperata, tentare di isolare fra le altre l’impressione più importante, la sembianza più cara da stringere al cuore in quei sublimi istanti, il ricordo più prezioso da estrarre dai segreti cassetti della memoria. Ogni considerazione si confonde, si agita, si divide ed infine si coagula in un’unica, esaltante idea fissa: oggi ho dimostrato la mia dimensione di campione vero.
E dopo essere stato stritolato della gioia più incontenibile, dall’entusiasmo, dalla commozione vera e tenera, l’astro nascente del fondismo carnico, il più giovane della superba “covata” di campioni che le piste da sci di Paluzza e dintorni riescono ad additare all’ammirazione dl mondo con mostruosa regolarità... Alessandro Pittin, dicevamo, accarezza con sguardo trasognato la babelica confusione di gesti, echi, richiami, flashes che riempie il pomeriggio canadese e ad un tratto avverte una curiosa sensazione di sdoppiamento: gli sembra di osservare dall’alto se stesso in piedi sul podio, sommerso dalla massa ondeggiante e vociante, e contemporaneamente rivive con gli occhi della reminiscenza le impacciate evoluzioni sulla neve di un bimbetto che tanti anni prima usciva di casa per giocare con il suo elemento preferito, sotto l’amorevole controllo di una voce amata che consigliava ed incoraggiava. E’ un attimo. I ricordi legati al suo paese, alla sua gente premono per trovare libero sfogo ed egli infine vi si abbandona grato, leggero, sereno.
La signora Miriam, dominando a stento la commozione, ringrazia tutti i presenti, augura buon 2011 ed esprime la speranza che il suo amato figliolo trovi nell’anno che sta per arrivare la definitiva consacrazione professionale, attraverso l’inanellarsi di una serie di prove convincenti e, perché no?, vittoriose. La mamma affettuosa ricorda e ringrazia tutti gli allenatori del suo ragazzo, dal primo all’ultimo, poi illustra le modalità di iscrizione al Club e presenta la tuta e il calendario Fan Club 201, sfogliandolo mese per mese accompagnata dal commento gradevolmente spiritoso di Gilberto Pitt che, é doveroso sottolinearlo, ha condotto la serata in maniera briosa e divertente. Ciascun mese presenta una foto, o un collage, naturalmente riconducibili ad avvenimenti della vita di Alessandro. La pagina di gennaio, ad esempio, riporta una tenerissima immagine di Alessandro all’età di due anni, gran casco biondo ed occhioni indagatori, mentre riceve una minuscola coppa ed un altro regalo da Maurilio De Zolt, il mitico “Grillo” del fondo italiano, che lo sta premiando per il suo brillante piazzamento in una corsa podistica. Febbraio mostra tre pose sulla neve del futuro olimpionico, ritratto giovanissimo alla partenza di una gara del Trofeo Topolino, in azione nei Laghetti di Timau e, sedicenne, alle Olimpiadi 2006 di Torino. Il mese di marzo si fregia di tre testimonianze fotografiche tra le più care al campione: le due medaglie d’oro conquistate ai campionati mondiali junior 2008/2009 e la luccicante medaglia di bronzo ghermita alle Olimpiadi di Vancouver. Seguono alcune foto con amici, nomi prestigiosi nel panorama dello sci italiano (Giorgio Di Centa, Giacomo Matiz, Michael Galassi, Andrea Morassi e Jacopo di Ronco); altre immagini di gare di sky Roll; momenti di relax con allenatori e sky man. A luglio, lo spazio é occupato interamente dalla famiglia Pittin, alcuni organizzatori del Fan Club e i membri del Direttivo tecnico di salto e combinata nordica. Ad agosto, Alessandro posa con gli amici del Fan Club “Sarone con gli azzurri, ed insieme con l’onorevole Manuela Di Centa, mito del fondo mondiale. Settembre merita un posto speciale nell’album dei ricordi d’Alessandro: in divisa da finanziere, un timido sorriso sul volto, riceve dalle mani del Presidente Giorgio Napolitano l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica, conferitagli per la sua splendida gara nella combinata nordica alle Olimpiadi invernali di Vancouver. Ottobre ci fa scoprire un Alessandro disinvolto nella pratica di discipline sportive diverse dallo sci (il suo stile in bicicletta non sfigurerebbe di certo tra i professionisti del pedale, ad esempio). Novembre ci regala un bel primo piano del campione in tuta: alle sue spalle, immerso nel verde delle montagne, si stende il suo paese d’origine, Cercivento, di cui, in un riquadro, é riprodotta l’insegna stradale fissata su due sottili tubi metallici che sorreggono anche i cinque cerchi olimpici. Completa la pagina lo striscione del Fan Club Alessandro Pittin, impreziosito da due plastiche istantanee del campione che si ammirano più agevolmente nella successiva pagina di dicembre: sullo sfondo di un innevato paesaggio da favola, l’atleta é immortalato mentre vola in uscita dal trampolino e nello sforzo di spingere sugli sci, durante la frazione di fondo.
La presentazione del calendario segna anche la fine della manifestazione, almeno sotto l’aspetto, diciamo così, burocratico. Salutati dal ringraziamento dei genitori di Alessandro e di tutti coloro che si sono adoperati per la buona riuscita della serata, gli ospiti vengono invitati ad accedere all’invitante buffet, preparato con cura e somma perizia gastronomica da brave e volenterose signore vicine al campione ed alla sua famiglia. L’invito é accolto con il meritato favore e di conseguenza gli intervenuti fanno capannello tra i tavoli carichi di dolci di vario genere e di bevande calde molto gradite, in un’atmosfera di festoso cameratismo che sicuramente avrebbe fatto piacere anche al festeggiato.
Dal 28 dicembre 2010, quindi, il Fan Club “Alessandro Pittin di Cercivento - Carnia” é una realtà. Adesso manca soltanto che le sue pareti siano ricoperte dalle testimonianze fotografiche dei futuri trionfi del giovanissimo atleta. Per arrivare a tanto, é sufficiente saper attendere con fiduciosa pazienza. A memoria d’uomo, infatti, non si ricorda un pitbull che non abbia scritto il suo nome nell’albo d’oro dei campioni sportivi di ogni epoca. Basta riflettere: come potrebbe sottrarsi la Vittoria alla presa di una dentatura ferrea ed implacabile quale é appunto quella di un pitbull?
Questa domanda non ha avuto risposta per troppo tempo, poi i tifosi, rimasti in paziente attesa che il loro beniamino - il quale, è bene sottolinearlo, appartiene comunque al patrimonio sportivo di tutti gli italiani appassionati di sci di fondo – emettesse finalmente un altro ruggito del…pitbull dopo l’esaltante giornata di Vancouver, hanno potuta finalmente gioire.
Giovedì 10 febbraio 2011, Alessandro Pittin si è laureato campione italiano assoluto di combinata nordica, categoria senior.
L’avvenimento, molto importante, é decisamente andato al di là della mera affermazione sportiva per investire la sfera personale dell’atleta, dal momento che ne ha rinvigorito il morale e premiato come meglio non avrebbe potuto gli sforzi e sacrifici da lui compiuti per riappropriarsi del ruolo di protagonista della sua specialità, collocazione che gli spetta per classe, determinazione ed applicazione. Alla ripresa delle gare, nei tempi successivi all’affermazione olimpica, Pittin è apparso inopinatamente insicuro, a tratti scarsamente reattivo e come defilato dalla competizione. Impressioni, tutte queste, confermate dagli ultimi risultati da lui conseguiti, obiettivamente modesti se rapportati alle sue potenzialità. Non sarebbe tuttavia equo ignorare alcune concrete motivazioni in grado di giustificare il lungo periodo di flessione seguito al grande exploit messo a segno da Alessandro sulle nevi canadesi: mi riferisco, ad esempio, all’inconscio stato di appagamento che subentra generalmente nell’atleta dopo una grande soddisfazione sportiva, né si può escludere che il mediocre rendimento fornito nei tempi recenti dal fondista di Cercivento sia addebitabile a difficoltà di carattere fisico. L’unica ipotesi assolutamente da scartare, nel caso di Alessandro Pittin, è quella che porterebbe a supporre che un agonista indomabile pari suo abbia temporaneamente smarrito la formidabile grinta che ne ha sempre accompagnato le sue prove in pista. No, i pitbull non si trasformano da un giorno all’altro in teneri barboncini!
A conferma di quanto testé asserito, ecco che Alessandro Pittin sfodera un exploit che annichilisce gli avversari e riscrive la storia della combinata nordica made in Italy: il 13, 14 e 15 gennaio 2012, a Chaux Neuve, in Francia, il finanziere carnico centra un tris ubriacante di vittorie, facendo saccheggiare il vocabolario di tutti gli aggettivi entusiasti che i commentatori sportivi della televisione e della carta stampata riescono a ricordare (Franco Bragagna, il commentatore Rai, ha consigliato un cambio di nome per la combinata nordica che dovrebbe chiamarsi "meridionale" dopo i successi di Pittin).
La combinata nordica è fra le discipline più antiche, anche a livello agonistico, degli sport invernali e abbina salto dal trampolino a sci di fondo. Al momento conta un numero ridotto di appassionati, ma c’è da scommettere che, se Pittin continua a vincere, presto entrerà nel numero delle specialità sciistiche più conosciute. Questa premessa serve a far comprendere la dinamica delle gare disputate dagli atleti.
Venerdì 13, dopo un bronzo olimpico e un titolo nazionale, Alessandro Pittin assapora il giorno del trionfo personale in Coppa del Mondo, entrando nella storia della combinata nordica: nella tana del suo avversario principale, quel Jason Lamy Chappuis campione olimpico e da anni numero uno della specialità, il talento di Cercivento si aggiudica la prima vittoria della sua carriera in Coppa. Partito 13º, a 23 secondi dal primo della classifica dopo il salto dal trampolino, Pittin può lanciarsi nel suo esercizio preferito, la lunga rincorsa di 10 km. verso il traguardo con gli sci da fondo ai piedi. La frazione di fondo, del resto, resta il suo punto forte, mentre si sa che il salto spesso lo penalizza. Venerdì, il giovanissimo atleta riesce a far coincidere al meglio l’abilità del salto dal trampolino con una seconda parte di gara perfetta. I suoi sci aggrediscono la neve con una potenza incredibile in un ragazzo che non è certo un gigante, con il suo metro e sessantacinque di altezza e i suoi cinquantotto chili di peso. Il suo passo non annuncia ipotesi di cedimenti, “pitbull” non fa nessuna fatica a stare dietro al favorito Lamy Chappuis, lo lavora ai fianchi, lo innervosisce con la sua presenza ossessionante, finché a 1400 metri dall’arrivo piazza uno scatto al quale il francese non riesce a rispondere. Risultato: Pittin va a vincere in trionfo, a braccia alzate. E’ la sua prima vittoria in Coppa del Mondo ed egli si sente trasportare in un universo di felicità, all’idea di essere il primo italiano a vincere una gara nella specialità della combinata nordica.
“…Non ho parole – ha dichiarato Alessandro dopo l’arrivo – ho provato ad attaccare nell’ultimo giro, questa gara l’ho pensata così prima della partenza. (…) Sono contento di aver vinto qui, a casa di Jason, anzi è qualcosa di entusiasmante. Il 13 di solito porta fortuna? Non sono superstizioso, non guardo a queste cose, è stato semplicemente un grande giorno per me, un grande giorno per l’Italia. Stavolta sono stato fortunato nel salto e…anche nel fondo!”
Passano solo ventiquattro ore e il finanziere di Cercivento disegna uno scenario che lascia a bocca spalancata per la gioia e la meraviglia prima lui stesso, poi tutto lo staff azzurro. Sabato 14, alla fine del salto dal trampolino, la classifica dice che Alessandro Pittin occupa la 22ª posizione, a 1’24” dal primo. L’impresa del giorno prima sembra già collocata nell’album dei ricordi, oggi sarà già tanto, viste le premesse, se il nostro portacolori riuscirà ad acciuffare un piazzamento dignitoso. Parte la seconda frazione, quella del fondo, e parte un film per cuori forti. Il fuoriclasse carnico si lancia come una furia, in breve rimonta il secondo gruppo, inquadra nel mirino il primo con i più forti, lo agguanta, ne regge il ritmo e taglia vittorioso il traguardo con una spaccata finale al fotofinish, lasciandosi ancora alle spalle l’idolo di casa Lamy! Un’impresa straordinaria, al limite dell’incredibile che lascia attoniti avversari e sostenitori per la bellezza e la potenza del gesto atletico. Ora Pittin è secondo in classifica e giustamente si aspetta che l’indomani il transalpino, suo principale rivale, si presenti in pista con la ferrea determinazione di rifarsi, almeno in parte, degli smacchi subiti in casa propria. Dal canto suo, Lamy Chappuis probabilmente sta realizzando che un grosso pericolo si profila per la sua leadership ad opera di quel ventunenne smilzo che pure con gli sci ai piedi libera una forza sovrumana. Domenica 15 dovrà vincere, si sarà detto il francese, se non vuole ritrovarsi Pittin a ruota in classifica. E poi, diamine!, è o non è il grande campione che da anni domina la specialità? Come può pensare che sia giunto il momento di abdicare in favore di chiunque altro?
E arriva anche domenica e Chaux Neuve si prepara a godersi la terza gara, stavolta ponendosi un interrogativo di non poco interesse: riuscirà “l’enfant du pays” a farsi finalmente rispettare da quell’italiano irriverente che è venuto ad imporre la sua legge senza timori di sorta? Ma già l’esito finale del salto è impietoso con l’evidentemente frastornato Lamy: Pittin è quarto e si è lasciato alle spalle tutti i suoi più forti avversari, rifilando a tutti distacchi significativi. La seconda parte della gara, quella dedicata al fondo, si trasforma in una passerella trionfale per il fuoriclasse friulano. Dopo un primo giro d’attesa, Alessandro rompe gli indugi e nei successivi 2 chilometri e mezzo si invola indisturbato, accumula un rassicurante vantaggio che amministra nella seconda metà della frazione, per poi tagliare il traguardo a braccia alzate. Signori, il triplete è servito!
Sentiamo il dominatore di questa fantastica «tre giorni»:
“…Oggi ho fatto un buon salto. Avevo saltato bene anche ieri e mi sono ripetuto. Partendo con i primi, ho cercato subito di andare a prendere Edelmann davanti e nel secondo giro ho cercato di forzare per rimanere da solo perché sapevo che sarebbe stata facile senza portarmi dietro gli avversari. Nel terzo e quarto giro ho controllato il vantaggio. L’ultimo giro volevo alzare un po’ il ritmo, ma poi mi sono reso conto che non serviva. Diciamo che è stato un bel week-end soprattutto perché sono riuscito a saltare bene. A proposito di classifica ora sono secondo, ma continuo a prendere gara per gara, il mio obiettivo non è la classifica. Io cerco di fare bene ogni gara e dare il massimo, quello che porterà a fine stagione lo vedremo…”
Capito? Il giovanotto centra tre vittorie in tre gare di fila (non accadeva da nove anni, allora fu un tedesco a siglare l’impresa) e parla come se si fosse comportato bene in allenamento, minimizzando realtà attuali e prospettive future, quasi timoroso di far parlare di sé e delle sue enormi capacità. Ma dello stesso parere non è Sepp Chenetti, tecnico di grandi qualità che il mondo ci invidia e che dal pianeta fondo, grazie anche a lui miniera di medaglie olimpiche e mondiali, ha deciso di passare alla combinata nordica per stare più vicino alla famiglia, il quale afferma senza il minimo dubbio: “Pittin è un fenomeno!”. Parole che sanciscono una verità incontrovertibile, che neppure un ragazzo un po’ chiuso e modesto come Alessandro può negare. Il suo trittico ha lasciato il segno nel panorama mondiale della combinata nordica, ha scritto la storia della disciplina in Italia e adesso non può più sperare di ritornare in una dimensione normale, un po’ provinciale. Alessandro Pittin è ormai una stella di prima grandezza tra gli specialisti della disciplina sciistica e siamo sicuri che vi resterà per sempre, senza essere più frenato da risultati deludenti, come quelli che durante lo scorso inverno avevano un po' offuscato il ricordo dell'impresa olimpica. Forza, Ale, la sala del tuo fan club ha ancora tanto spazio per ospitare altre coppe ed onorificenze.
Rocco Tedino