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La Corale “Teresina Unfer” di Timau

Quella che segue non è la storia del Coro di Timau, come comunemente è chiamata la Corale “T. Unfer”, e per due precisi motivi: pensare di raccontare fedelmente, in un articolo senza pretese, oltre quaranta anni di vita di un complesso vocale senza saltare un particolare sarebbe come affannarsi ad afferrare fiocchi di neve con l’intenzione di farne un mazzo da stringere in pugno; in secondo luogo, la storia della Corale è già stata scritta, e davvero bene, da diversi personaggi ad essa molto legati. Per conoscerla, basta leggere l’agile libretto edito nel 2001, in occasione della ricorrenza del 35° anniversario di fondazione del Coro.

Il nostro intento è piuttosto diretto a voler ricordare qualche avvenimento significativo segnalatosi nel lungo itinerario artistico dei cantori timavesi, qualche data particolare legata all’oggi, all’ieri e all’altroieri del Gruppo, senza l’assillo di dover rispettare rigorosamente la cronologia dei fatti.

Attenendoci a questo principio, partiamo, nella nostra breve carrellata a volo d’uccello, dal 27 febbraio 1978.

 In quel giorno, con la stipulazione dello statuto societario, il Gruppo Corale “Teresina Unfer” di Timau acquista dignità legale e nomina il regolamentare Consiglio. Presidente viene eletto Dino Matiz, affiancato dal Vicepresidente Fiorino Unfer; Ivana Primus, Raffaella Matiz, Ido Primus, Erminio Matiz e Mario Puntel sono i consiglieri. Sono i tempi in cui il Coro cominciava a farsi conoscere anche al di fuori dell’ambito di Timau, tanto è vero che qualche mese prima, nel dicembre del ’77, aveva partecipato alla 1° Rassegna dei cori carnici svoltasi nel teatro “David” di Tolmezzo.

La consacrazione, anche internazionale, del Gruppo giunge tuttavia nel triennio 1978/1980. Nel luglio del ’78 organizza la prima rassegna corale dell’Alto But a Timau e nel dicembre dello stesso anno fa la sua applaudita apparizione alla rassegna dei Cori del Friuli al Palamostre di Udine. Nel corso dei due anni successivi è presente nelle più importanti manifestazioni del settore svoltesi in Friuli; all’occorrenza, fornisce il suo prezioso apporto a tante funzioni religiose svoltesi nelle chiese del paese;  nel maggio del 1980 si esibisce, con lusinghiero successo, in un teatro di Vienna. Le critiche assai favorevoli incassate nella capitale austriaca sembrano costituire il definitivo viatico verso una carriera artistica dall’ascesa inarrestabile, ma l’imponderabile è in agguato e scompagina, per il momento, ogni ottimistica previsione di un futuro luminoso. Succede che nell’autunno del 1980 la Corale attraversi ancora una volta un momento particolarmente delicato (del precedente, durato dal 1970 al 1977, parleremo dopo): gravato da un cumulo ormai insostenibile di impegni,  don Paolo Verzegnassi è costretto a lasciare la direzione del Coro. Con la morte nel cuore, i cantori vedono allontanarsi tristemente colui che per quasi quindici anni era stato la loro guida, il loro mentore, l’anima stessa della Corale di cui il bravo sacerdote era stato addirittura il fondatore…

Era iniziato tutto nell’ottobre del 1966. Don Paolo era da poco tempo giunto a Timau ed in breve aveva conquistato tutti con la sua mansueta umanità accentuata da una spiccata timidezza. Un netto contrasto, insomma, con la forte, autoritaria personalità del suo predecessore. Una sera, al termine della recita del Rosario, le poche donne che  spontaneamente intonavano gli inni di preghiera  durante lo svolgimento in chiesa dei sacri riti, chiesero a don Paolo di insegnare loro qualche nuovo canto. Il sacerdote, naturalmente, fu ben lieto di accontentarle, ma ebbe anche un’idea che avrebbe potuto regalare insperati sviluppi positivi: perché non organizzare un coro regolare, con tanto di repertorio sempre più nutrito e vario? Si sa come vanno certe faccende: restano lì ferme per anni, nell’indifferenza generale, poi d’improvviso prendono l’aire e procedono al gran galoppo, quasi volessero recuperare in fretta il tempo perduto. Così successe con l’istituzione del coro. Fino ad un momento prima, bisognava ringraziare poche anime pietose se la Messa o le altre cerimonie religiose potevano godere di qualche voce che cantasse in versi le lodi del Signore; un momento dopo fanciulle entusiaste, e persino   giovanotti e qualche uomo maturo,  affilavano le loro ugole per entrare a far parte del nuovo coro di Timau.

 Sotto la guida di don Paolo, il gruppo vocale acquista rapidamente coscienza dei propri mezzi che sono straordinariamente promettenti. Il repertorio si arricchisce di canzoni anche diverse dai canti di chiesa, le prove si susseguono a ritmo sostenuto, l’entusiasmo cresce con il crescere della fiducia nelle proprie capacità: non meraviglia, perciò, che la neonata Corale (che ha assunto il nome di Teresina Unfer, l’indimenticata moglie di Natalino Plozner, morta ancora giovane, virtuosa dell’harmonium ed eccelsa esecutrice di canti liturgici in virtù di una voce bellissima) bruci velocemente le tappe e si sottoponga, il 6 gennaio 1967, al giudizio degli incuriositi spettatori pigiati nel salone della Casa della Gioventù di Timau, in cui si sta celebrando la Festa dell’emigrante. All’aprirsi del sipario, sul palcoscenico sono schierati i cantori: una trentina di persone tra uomini, donne ed anche bambini, con il cuore martellante nel petto, gli occhi fissi su don Paolo. Un cenno del loro maestro ed ecco che da quelle bocche, fino ad un attimo prima secche per la paura, erompe una mirabile fusione di voci che riempie l’aria di una delicata melodia, scende dal palco ed avvolge l’uditorio incredulo ed ammirato. I canti si susseguono. Dopo il primo, altri si diffondono nella sala a deliziare gli ascoltatori, finché il calore indescrivibile degli applausi finali scioglie anche l’ultimo grumo di tensione e consacra l’incredibile successo di un coro che  solo tre mesi prima neanche esisteva!

Gustato il primo, inebriante momento di profonda soddisfazione, la Corale passa ad occuparsi di questioni pratiche. Intanto, occorre nominare un Presidente, poi si dovrà pensare a dotare i componenti di una divisa. Per quanto riguarda il presidente, la scelta cade su Lino Primus, timavese circondato da rispetto e stima unanimi, cieco dall’età di 19 anni per un incidente. Lino, valente esecutore di brani su strumenti impegnativi quali violino, tromba ed armonica a bocca, accetta commosso l’incarico e lo regge  fino al 1978, quando gli subentrerà Dino Matiz. Ma Lino non abbandona certo la sua amata Corale ed anzi egli le dedicherà il meglio delle sue energie con la parola e con l’esempio, finché la morte non lo coglierà nel 1982.

Alle divise, invece, pensa Ivana Primus. A Udine compra la stoffa occorrente alla confezione dei costumi che indosseranno le donne del Gruppo: intanto sistemiamo loro, poi toccherà ai signori uomini. Detto fatto, in poco tempo sono pronti 25 costumi  di gala che vanno a rivestire altrettante ragazze. Le divise, belle ed eleganti, sono di una semplicità estrema: un tailleur blu scuro sopra una fine camicetta bianca. L’occasione per sfoggiarle si presenta quasi immediatamente, sotto forma di un invito a cantare al Rifugio Marinelli, il 22 luglio 1967, per festeggiare la posa della campana votiva sul monte Coglians. Un paio di mesi dopo anche il resto del coro riceve l’agognata divisa. Gli uomini si presentano in completo scuro, con camicia bianca e cravatta; i bambini vestono pantaloni blu, camicia bianca e papillon; le bambine esibiscono camicia bianca, gonna blu e tiracche con passamaneria tirolese. Quando a fine anno la Corale si presenta nell’abside della chiesa di Santa Geltrude, per tenervi l’atteso concerto di chiusura del 1967, il colpo d’occhio che offre è straordinario e aggiunge immediatamente bellezza visiva a bellezza uditiva.

Il 1968 registra, oltre a varie partecipazioni locali e regionali, anche il graditissimo innesto nell’organico di partenza di 10 fanciulli di Timau. Impettiti nel loro costume di scena, essi si amalgamano ben presto col resto del Gruppo e non di rado le loro voci imberbi e squillanti muovono alla commozione più di un ascoltatore. L’anno successivo prosegue sulla falsariga del precedente. La Corale comincia a farsi un  nome anche al di fuori della Carnia, segnali incoraggianti fanno prevedere imminenti chiamate verso palcoscenici prestigiosi, ma arriva la doccia gelata della temporanea indisponibilità da parte del maestro, don Verzegnassi, a guidare il “suo” coro per sopraggiunti gravi motivi di salute. E’ un colpo da abbattere un elefante ed infatti (nessun paragone, per carità…) la Corale conosce un periodo di sbandamento che minaccia di vanificare tutto lo splendido lavoro svolto sino a quel momento, disperdendo l’eccellente patrimonio artistico tanto faticosamente accumulato. Ma non per niente si ha a che fare con la gente di Timau, gente tosta, mai doma per antica cultura, che non si arrende certo al cospetto di un contrattempo serio, sì, ma non disperato.

Figuriamoci, è lo stesso paese che ha tirato su una chiesa monumentale contando praticamente solo sulle proprie forze e sfacchinandovi per più di trent’anni!

“Don Paolo è ammalato e al momento non possiamo contare sul suo preziosissimo appoggio? Pazienza, lui pensi a guarire perfettamente e con tutta calma, noi intanto andiamo avanti a cantare….”

Se non son queste la parole precise pronunciate dai componenti della Corale, beh, si può scommettere che non ci siamo allontanati troppo dalla realtà…

Spronati dall’esempio davvero infaticabile di Ivana, i coristi continuano ad offrire il loro importante contributo in occasione di festività, cerimonie religiose e riti liturgici. Però il tempo passa (alla fine assommeranno a ben sette, gli anni di indisponibilità di don Paolo) e non è sempre facile tenere vive le motivazioni per continuare. Lo scoramento, la rassegnazione minano lentamente la volontà di tenere in piedi il Gruppo che si trova anche a rischiare seriamente lo scioglimento. Alcuni cantori, però, non si arrendono e spingono il reverendo, nel frattempo ristabilitosi, a riprendere in mano la guida della Corale. Le insistenze fortunatamente producono gli effetti sperati e don Paolo “debutta” nuovamente alla testa dei suoi “ragazzi” il 15 agosto 1977, allorché egli dirige il coro durante lo svolgimento della Messa solenne celebrata nella chiesa di Cristo Re, sotto lo sguardo benigno e dolente del grande Crocifisso ligneo. E’ il primo, fondamentale passo verso la normalizzazione e i coristi tutti non lesinano in fatto di impegno nel tentativo di recuperare il tempo perduto.  Come abbiamo anticipato aprendo questa narrazione, la Corale si dota di un Consiglio direttivo, “esporta” la sua musica al di fuori di Timau, imponendola all’attenzione di palcoscenici anche esteri, e rinnova il suo repertorio. Ma non solo quello: si cambiano anche le divise. Adesso gli uomini indossano pantaloni blu, camicia bianca e gilet di velluto grigio scuro. Le fanciulle sono affascinanti in gonna blu e casacca bianca, stretta in vita da una cintura annodata in modo da pendere per una lunga porzione lungo il fianco della corista.

Ripartiamo col racconto dal 1980, che coincide col secondo periodo di crisi della Corale. Questa volta l’abbandono di don Paolo è definitivo e si apre quindi una questione delicatissima: a chi affidare la direzione artistica del Coro? Dove trovare un maestro che sappia marciare sulla falsariga di competenza e dedizione tracciata da don Paolo? Stavolta è Dino ad afferrare per i capelli il colpo di fortuna: profondamente colpito dalle capacità musicali messe in  mostra da un giovane partecipante ai corsi di direzione e di teoria musicale tenuti a Tolmezzo dall’Unione Società Corali Friulane, il Presidente della Corale gli chiede se sia interessato ad assumerne la direzione. Il giovanotto esita, è riluttante, forse teme di non essere all’altezza dell’incarico propostogli, poi butta alle ortiche ogni titubanza e accetta.

Il nuovo direttore della Corale “Teresina Unfer” di Timau è il maestro Dario Scrignaro di Paluzza. Egli ama spesso ricordare le parole con le quali esordì nella riunione in cui fu presentato al Coro: “Ricordatevi che sono di passaggio, in attesa che vi troviate un Direttore definitivo…”

 Infatti, è ancora lì, dal 1981, a contribuire con abilità e straordinaria bravura ai crescenti successi della Corale da lui diretta….

L’arrivo di Scrignaro coincide con l’inizio di un lento e capillare cambiamento delle caratteristiche squisitamente tecniche del coro, non trascurando neppure l’aspetto esteriore. Si lavora  con prove su prove all’affinamento ed al perfezionamento delle capacità tecnico-vocali dei singoli, con l’ovvio intento di portare il Gruppo a toccare livelli artistici fino ad allora sconosciuti. Pescando a piene mani nei serbatoi potenzialmente illimitati di Cleulis, Paluzza, Treppo Carnico,Ligosullo e Tolmezzo, l’organico viene potenziato dall’ingresso di nuove voci musicalmente ben dotate, che si inseriscono alla perfezione nel collaudato tronco principale. Si provvede a rinnovare il repertorio, senza tuttavia stravolgerlo: oltre alle composizioni di natura essenzialmente liturgica, vengono proposti canti in “tischlbongarish” della tradizione popolare timavese (non dimentichiamo che Timau è un’isola alloglotta di parlata tedesca), villotte, canzoni friulane e canti tipici di montagna, questi ultimi particolarmente adatti a far risaltare le doti interpretative della Corale.  Arriva anche una nuova concessione all’estetica generale, attraverso un ammodernamento delle divise che consentono ai coristi di fare un ulteriore salto di qualità in fatto di eleganza scenica. Gli uomini sono dei figurini in pantalone grigio chiaro e camicia bianca vivacizzata da papillon rosso; le donne incantano con una gonna nera lunga, camicetta bianca e gilet di velluto rosso.

Il 30 agosto 1987 (con un anno di ritardo dovuto a difficoltà di ordine organizzativo), il Coro di Timau festeggia il suo ventennale di fondazione e lo fa scegliendo un palcoscenico di rara suggestione: il locale Tempio Ossario, in cui è proprio don Paolo Verzegnassi a celebrare la Messa  magistralmente cantata dalla sua “creatura”. Il caldo successo conseguito colloca definitivamente il Gruppo dei cantori timavesi nelle posizioni di preminenza del panorama nazionale ed internazionale della canzone corale.  La “T. Unfer” inizia a viaggiare, stavolta sul serio, guadagnandosi apprezzamenti e stima profondi dagli spettatori di città e di centri minori sempre più lontani da Timau: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Vienna, Linz, Salisburgo, Basilea, giusto per citare alcune località tra le più celebri. Ormai è un crescendo di affermazioni che strappano consensi entusiastici e mettersi ad elencare pedissequamente tutte le tappe dell’attività artistica della Corale porterebbe fatalmente a compilare un freddo elenco di luoghi  e date. Accontentiamoci, perciò, di ricordare le “performance” più brillanti di cui essa è stata la protagonista, non trascurando, tuttavia, di aggiornare il capitolo della moda, perché nel 1995 cambiano di nuovo i costumi. Anzi: cambia di nuovo il costume indossato dalle gentili coriste,mentre quello dei maschietti resta immutato. Le signore adottano in questa fase una “mise” oltremodo elegante, consistente in una gonna lunga, una camicetta bianca con manica molto ampia e un pregevole gilet color salmone.

Nel 1996, stavolta senza rinvii sulla scadenza regolare, la Corale festeggia il trentennale della sua nascita, esibendosi nella chiesa di S. Geltrude alla presenza di don Paolo, del sindaco di Paluzza, di rappresentanti di Enti ed Associazioni locali e forestiere. Nell’occasione, agli unici tre “superstiti” del coro originario ( Ivana Primus, Flavio Mentil ed Erminio Matiz) vengono consegnati i meritati attestati di fedeltà al Gruppo vocale. Il 1° ottobre dell’anno successivo, allorchè l’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro venne a Timau per celebrare le gesta delle valorose “portatrici carniche”, e di Maria Plozner Mentil in particolare, non poteva essere certo la Corale a disertare la fastosa cerimonia di accoglienza del primo cittadino dello Stato. Essa, anzi, offre un contributo così elevato della sua arte, durante l’esecuzione di “Stelutis alpinis” innanzi al loculo dell’Eroina, che il Presidente si premura di avvicinarsi al Gruppo e di esprimere ai coristi tutto il suo compiacimento per l’alto grado di bravura da loro dimostrato. Il 19 settembre 1998 troviamo i nostri artisti nella stupenda basilica votiva di Maria Luggau, in Austria, in cui essi cantano la messa del “Gabrieli” nel quadro della giornata di incontro dei popoli appartenenti alle isole linguistiche minoritarie. Nei giorni 17 e 18 ottobre 1999, la Corale assapora uno dei momenti più esaltanti della sua storia: a Vienna, nella mitica Cattedrale di Santo Stefano, accompagna la Messa ed inoltre canta ben tre brani del suo vasto repertorio, rispettivamente in timavese, in tedesco ed in italiano. E’ una soddisfazione indicibile, il coronamento di un sogno accarezzato nell’angolino più nascosto del cuore, la ricca ricompensa di anni e anni spesi nei sacrifici, nell’ impegno e nella completa dedizione al lavoro. Appartenere alla Corale, inoltre, gratifica anche dal punto di vista dell’esteriorità perché i costumi sfoggiati nel corso delle esibizioni evolvono costantemente verso la puntigliosa ricerca del nuovo e del bello più bello. A Vienna, infatti, il coro (stavolta solo nella sua componente femminile) si è presentato a cantare vestito di un raffinato costume carnico dell’Alto Bût, risalente all’incirca alla fine del 1800. Consiste in un lungo abito accollato ravvivato sulle spalle e nella parte inferiore da soffici pieghettature appena accennate,  di leggera lanetta i cui colori, tenui e sobri, spaziano dal verde scuro,  al marrone, dal rosso al blu. I piedi, fasciati da morbidi calzettoni bianchi, sono infilati negli immancabili “scarpez”, calzature di panno fatte a mano e spesso ricamate. La scelta di questi costumi particolari (che, per inciso, sono tuttora in vigore) riveste un preciso significato: la Corale “T. Unfer” intende sempre concorrere fattivamente a rappresentare ed a salvaguardare, anche attraverso l’abbigliamento,  la cultura timavese nel suo complesso di valori basati sulla lingua, gli usi e le tradizioni. Per chiudere il discorso, annotiamo che due anni dopo, nel 2001, anche  gli uomini del coro si adegueranno a questa filosofia di vita ed adotteranno il costume che mostrano ancora oggi: un vestito scuro di chiara derivazione carinziana sopra una camicia bianca con collo alla coreana.

Nel 2000, anno del Giubileo, si moltiplicano le presenze del coro alle tante manifestazioni celebrative organizzate un po’ dovunque in Friuli e fuori di esso, confermando ogni volta il lusinghiero favore e la radicata stima che lo accompagnano. Il Gruppo canoro nato all’ombra della “Creta” ha praticamente sfondato. La sua competenza, la sua professionalità sono carte da visita che gli spalancano qualsiasi porta, in Italia e all’estero. Ospitarlo in un concerto significa, per gli organizzatori,  giocare una carta sicura. Qualche esempio di partecipazioni prestigiose?

Nell’estate del 2002 Praga viene pesantemente colpita da un devastante alluvione che le infligge non poche ferite. Con tenacia e tantissima fatica, la “Città d’oro” mitteleuropea si risolleva dalla catastrofe e a fine anno organizza un grande concerto per festeggiare il ritorno alla normalità quotidiana. Per partecipare all’evento, noto come “Canti d’avvento di Praga” giungono nell’ancora Cecoslovacchia cori dalla Germania,  dall’Austria, dalla Francia e dagli Stati Uniti. In rappresentanza dell’Italia arrivano il Coro Polifonico Angelicus, la Corale Beata Assunta, la Corale Novene di Novi Ligure, il Coro Sol Quair di Lecco e, indovinate?, la Corale “Teresina Unfer” che partecipa a due concerti, il 7 e l’8 dicembre con un repertorio contenente, tra l’altro, canti folkloristici e liturgici come “Old song Sine” e “Puer natus”.

Agli inizi del 2004 troviamo la nostra Corale nientemeno che a Parigi dove va in scena il X Festival internazionale dei canti corali sotto l’alto patronato dell’Unesco. I Gruppi corali convenuti sono tanti e di molteplici provenienze, francesi e non. In mezzo a loro la “Teresina Unfer” non sfigura di certo, anzi le eccelse doti vocali dei suoi componenti le guadagnano una volta di più il consenso degli ascoltatori che non lesinano meritati applausi.

Il 26 giugno del 2004 il coro interviene ai Concerti di Valdaora, in Alta Val Pusteria, insieme con altri complessi vocali italiani e stranieri. Il repertorio comprende brani di autori (De Marzi, Maiero)  ben conosciuti dagli appassionati, ma è la magistrale esecuzione di “Stelutis Alpinis” di Zardini a mandare in visibilio l’uditorio.

Nel 2005, altra importante trasferta della Corale, anche questa…all’estero, precisamente nella Repubblica di San Marino. Qui il 27 ed il 28 maggio si svolge il 3° Festival Corale internazionale “Cantate Adriatica” e i coristi timavesi gareggiano in bravura con colleghi giunti dalla Norvegia, dagli Stati Uniti, dalla Svezia, dall’Austria, dalla Francia e dalla Slovacchia. Il repertorio eseguito spazia da Zardini a Candotti, da De Marzi a Ricotti a Bertoldo e l’accoglienza tributata, in linea con i più grandi successi del recente passato, conferma di quanto favore ormai goda il coro egregiamente guidato da Dario Scrignaro.

I giorni dall’8 al 10 dicembre 2006 scandiscono la gioia di un appuntamento particolare ed indimenticabile per la Corale che si esibisce all’interno della 1° Rassegna dei cori Amici della Montagna, tenutasi nel Parco delle Madonne, in provincia di Palermo. La manifestazione, dal delicato titolo “Voci nel Parco”, si propone di fondere la passione per la musica e la montagna, valorizzando le tradizioni culturali di tante comunità  attraverso il confronto con altre realtà regionali italiane. Nella splendida cornice naturale del famoso Parco siciliano, la Corale venuta dall’Alto Bût dispensa i tesori della sua arte vocale proponendo, nel corso dei tre giorni a cavallo della festività dell’Immacolata, i “pezzi” più belli del suo vasto bagaglio musicale. Petralia Soprana nella chiesa Maria SS. Di Loreto, Petralia Sottana nell’Aula consiliare, Cefalù nella bellissima Cattedrale: sono le tre tappe di un “tour” che gli applausi ed i consensi sinceramente tributati dal pubblico presente conservano nell’album dei ricordi più belli della vita artistica della Corale.

Oggi il Coro conta trentadue elementi, equamente divisi tra donne e uomini. Il maestro direttore è sempre Dario Scrignaro, così come Dino Matiz è l’inossidabile Presidente di un Consiglio, esso sì, ampiamente cambiato: Maddalena Puntel ricopre la carica di Vice-presidente, Ivana primus è segretaria-cassiera, Arnaldo Puntel e Olivieri Matiz sono i consiglieri, Velio Unfer è il presidente dei Sindaci revisori,  mentre Sara Tavoschi e Lauro Mentil sono i membri.

Gli interventi effettuati dalla Corale durante i quarantadue anni della sua esistenza -tra concerti, riti religiosi, cerimonie civili e militari, esibizioni in beneficenza per le popolazioni colpite da catastrofi naturali, feste di vario carattere, visite agli ospiti di case di riposo o di cura ecc.- hanno di sicuro superato quota trecento ed è facile preconizzare a questo formidabile insieme vocale un lunghissimo futuro ricco di soddisfazioni sempre più prestigiose. Non sono i soliti complimenti che la prassi impone in casi del genere, è la pura e semplice verità: la Corale “T. Unfer” di Timau è davvero brava a livelli invidiabili e la sua fama la precede ad ogni uscita. Le sue esecuzioni incantano, avvincono e non di rado commuovono. C’è qualcuno, ad esempio, che non provi un certo rimescolio quando il coro intona “Stelutis alpinis”? Quell’andamento lento e solenne, quell’intreccio di voci sapientemente modulate che si fondono in un’unica, melodiosa emissione come se uscissero da un prodigioso crogiolo, l’intensità del canto che sgorga direttamente dall’anima e dona vita a quel povero amore eternamente dolente…tutto, tutto concorre perché l’ascoltatore sensibile si ritrovi con la gola chiusa e i brividi sulla pelle alti così. E che dire del magico incanto nel quale, ogni anno, i coristi presenti trasportano i fedeli raccolti in chiesa per la Messa della vigilia di Natale? Quando partono le prime note di “Stille nacht” si sa già che succederà qualcosa di assolutamente incredibile: le pareti della chiesa si dissolveranno in una polvere d’argento e gli ascoltatori saranno proiettati davanti ad una povera greppia sulla quale giace un Bambinello che accoglierà tutti i visitatori con il calore di un sorriso limpido e puro, mentre la voce di Ivana sale e sale e sale a catturare la nota finale di una composizione teneramente poetica che sembra davvero infondere nel cuore la “pace celeste” di cui essa parla. L’accenno al trascendentale, ci porta a ricordare doverosamente i cantori che il destino ha prematuramente chiamato a far parte dei cori celesti e ci piace immaginarli mentre, affacciati ai balconi del Paradiso, si godono lo spettacolo della Corale che canta anche per loro.  Questo, in termini molto incompleti, è il Coro di Timau. Nel 2007 ha inciso un Cd andato a ruba, contenente canzoni di genere eterogeneo. Quest’anno ha in programma di presentare, in un’altra incisione, un programma essenzialmente costituito da canti liturgici. Sarà un grosso successo anche questo, non ci sono dubbi. Domenica 27 luglio 2008, nel corso della “maratona” di dieci ore, con dieci canti per dieci cori, che ha dato vita alla settima edizione di “Bassano inCanto”, la Corale di Timau offre una altro saggio della sua bravura. La manifestazione,  nata nel 1998 per festeggiare i mille anni di storia di Bassano attraverso una forma d’arte, il canto popolare, particolarmente amata dagli appassionati di musica vocale, è sempre stata impeccabilmente curata dalle autorità locali ed ogni volta  chiama a raccolta nella città bagnata dal Brenta alcuni tra i cori  più affermati, regionali e non, i quali si producono tradizionalmente in esibizioni a tema. Quest'anno l’evento è stato organizzato per celebrare il 90° anniversario  della Grande Guerra ed il legame tra la rassegna bassanese ed il conflitto 1915-1918 è stato fornito da due intelligenti accorgimenti: a partecipare alla manifestazione, infatti, sono stati invitati soltanto Gruppi vocali provenienti dai luoghi, dall’Adamello all’Isonzo,  dove più aspre si combatterono le battaglie contro gli austroungarici; ogni coro, inoltre, ha eseguito il brano nr. 9 del suo repertorio (che simboleggiava i 90 anni dalla fine della guerra) a bocca chiusa, cioè “muto”, come il notissimo coro della “Butterfly”.

Srotoliamo subito il manifesto dello spettacolo, presentando Gruppi corali intervenuti  nell’ordine in cui essi si sono esibiti. Alle 14.30, aprono la manifestazione i padroni di casa del Coro Bassano, simbolica voce del mitico Monte Grappa, seguiti dal Coro Monte Pasubio di Schio (Vicenza). Sul palco sale, quindi, la Corale Città di Gradisca d’Isonzo, rappresentante di Redipuglia e di tutto il Carso. E’ la volta della Corale “Teresina Unfer”, testimonianza commossa  del fronte carnico, poi si presenta al pubblico il Coro femminile Col di Lana di Livinallongo (BL). Il Coro Gioventù in Cantata di Marostica rappresenta un altro celebre luogo di guerra, l’Ortigara, mentre il Coro Presanella di Pinzolo introduce il ricordo del fronte trentino. Canta il Coro A.N.A. di Vittorio Veneto, simbolo della località più amata della guerra, e di seguito si esibiscono i Cantori di Sottoselva di S. Lucia di Piave (TV),  fiume protagonista di un’eroica epopea. Alle 23.00, il Coro A.N.A. del Montello di Biadene - Montebelluna (TV) conduce idealmente tra le pietraie di un altro sito intriso di povero sangue e alle 24.00 é nuovamente il Coro Bassano ad occupare degnamente la scena e a chiudere la rappresentazione.

Godiamoci adesso la giornata della nostra Corale, seguendola passo passo dalla sua partenza da Timau, ore 6.30, fino al suo ritorno, fiera ed orgogliosa di aver fatto parte col massimo onore di un consesso estremamente prestigioso.

Il maestro Scrignaro e i suoi fidi cantori giungono a Bassano all’incirca alle 11.00 e poco dopo raggiungono la chiesa di Santa Croce, dove forniscono il loro prezioso apporto durante la celebrazione della S. Messa. Al termine di essa,  i componenti della Corale vengono… presi in consegna dai simpatici amici del “Fogolar furlan” di Bassano che li colmeranno di mille gentilezze, offrendo prima un gustoso pranzo e quindi una ancor più saporita cena la sera, oltre a tante altre manifestazioni di schietto cameratismo. Alle 15.15, il pullman degli ospiti timavesi, fregiato di un gran manifesto con la scritta “Bassano InCanto” giunge al seminario Scalabrini dove i coristi fanno la conoscenza dei loro gentili accompagnatori che, dopo circa mezz’ora, li guidano alla visita del suggestivo centro storico, partendo dal celeberrimo ponte di legno, ricostruito nel 1948 ispirandosi ad un disegno del Palladio. Alle 16.45, la Corale entra nello storico castello degli Ezzelini per la presentazione ufficiale ad opera di un collaboratore dell’organizzazione, indi raggiunge il Duomo. Manca qualche minuto alle 17.00. Mentre esce il coro che li ha preceduti, i bravi cantori di Timau fanno il loro ingresso, sulle note di una base musicale, nel maestoso luogo sacro che li vedrà protagonisti assoluti  per quasi un’ora. Dopo il breve discorsetto introduttivo di uno degli organizzatori, il coro canta il motivetto “Bassan” in onore della città che li ospita, poi il maestro porge il doveroso saluto alle autorità e al pubblico presenti. Ecco, è giunto il momento di far sentire quanto vale la Corale “T. Unfer” di Timau.

Le voci si dispiegano piene e sicure sotto le alte volte della cattedrale, tintinnano delicatamente sulle vetrate istoriate, disegnano sottili magie nell’aria e nel silenzio immoto che accompagna l’esibizione dei coristi venuti da un paesello stretto nel pressante abbraccio di incombenti montagne.

“Daur S. Peri” (una specie di marchio di fabbrica, la canzone che dà il via a tutti concerti), poi “Friul”, “Dolinta”, “Der Lindenbaum”, “Il cialcjumit”, “Viene col Zefiro”, “La sacra spina”, “Montagne addio”…quindi la magnifica, intensa esecuzione “a bocca chiusa” di “Monte Canino”, mentre una corista legge momenti significativi della storia della guerra combattuta sul fronte carnico. L’eco delle note dell’ultima canzone in programma, “Benia Calastoria” aleggia ancora sopra l’uditorio che scoppia un applauso fragoroso, entusiasta. E’ il riconoscimento ad altissima sonorità che il pubblico tributa alla bravura della Corale, è l’ennesimo successo mietuto dal nostro valente Gruppo vocale in tante  città e  paesi d’Italia e d’Europa.

Alle 18.00 il concerto è finito. La Corale “T. Unfer”, dopo il tradizionale scambio di doni con i cortesi organizzatori della rassegna, lascia il posto agli altri cantori che la seguono nell’ordine di apparizione e raggiunge la sede del Coro Bassano per rilassarsi in allegria con i premurosi ospiti del “Fogolar furlan” del posto che, come detto, offrono la cena dopo aver offerto il pranzo. Intorno alle 21.00 anche questa splendida esperienza volge al termine e il Coro di Timau punta il volante verso la lontana Creta, nascondendo fin che può la stanchezza sotto la gioia di avere ancora una volta visto accendersi negli occhi dei suoi ascoltatori la luce della riconoscenza per l’indimenticabile regalo ricevuto.                   

Del 2010  il Coro di Timau conserva un ricordo particolarmente felice e vogliamo ripercorrerne le tappe più importanti con il direttore, Dino Matiz, che ha accettato di  parlarne con la passione che trapela ogni volta che egli accenna alla “sua” creatura:

 

“L’anno si é aperto, musicalmente parlando, il 3 gennaio, quando la nostra Corale, a richiesta del Consiglio parrocchiale, si é esibita nella chiesa di Santa Gertrude in occasione della presentazione dell’altare restaurato di San Giovanni Nepomuceno. Il repertorio eseguito, incentrato su alcuni brani musicali sacri, é stato accolto col consueto favore dall’uditorio; gradimento replicato il successivo 4 aprile, durante l’esibizione del coro a sostegno della liturgia pasquale. Nel successivo mese di maggio la Corale si reca all’estero. A Weisspriach, in Austria, la sera del 29, ci troviamo schierati nell’interno della bellissima chiesa evangelica locale, costruita in cima ad un’altura e per tale posizione  dominante sulla valle del Weissensee, grazie anche al campanile dalle linee eleganti e svettanti che la affianca. Il concerto al quale eravamo stati invitati si divideva in tre parti. Aveva aperto la rassegna canora il coro ospitante che aveva proposto un repertorio comprendente brani di carattere sacro, alternati ad altri  caratterizzati da un indirizzo decisamente profano. Nell’intermezzo, un giovane musicista di conservatorio aveva magistralmente eseguito “pezzi” di brani famosi, molto difficili. Nella terza parte del concerto, tocca a noi. Io mi sforzo di fare il modesto, ma non posso certo deformare la realtà: anche quella sera il nostro intervento ha riscosso un successo lusinghiero, ben sottolineato da applausi scroscianti che hanno rafforzato una volta di più l’alta considerazione di cui gode la Corale “T. Unfer” nell’ambito musicale del quale é prestigiosa rappresentante. La festicciola nell’oratorio, seguita al concerto, ha suggellato la conclusione della serata all’insegna della simpatia e del cameratismo più genuino, agevolato dal fatto che dalla Carinzia in particolare provengono alcuni ceppi etnici che, in secoli lontani, hanno posto radici nell’origine di non poche famiglie timavesi. Il tempo di organizzare, e provare, un repertorio adeguato ed eccoci giunti all’11 luglio. Nella Basilica votiva di Maria Luggau, sita nella valle del Lesachtal, ci attende la partecipazione al primo festival internazionale di “Musica sacra sopra le montagne”. Partecipano alla manifestazione ben cinque Gruppi corali, citati in ordine di apparizione: l’austriaco “MGV Lesachtal”, il connazionale “Kirchen Khor St. Lorenzen”, l’italiana “Corale San Marco di Cadore”, la nostra “Corale Teresina Unfer di Timau” ed il “Wiener Vocalensemble” di Vienna. Lascio al lettore immaginare l’ansia e l’emozione che ci attanagliava. D’accordo,  noi conosciamo le nostre capacità e generalmente saliamo sul palco senza soggezione e senza remore psicologiche, sia detto senza falsa modestia; ma confrontarsi con complessi vocali che hanno fatto la storia del nostro genere musicale stroncherebbe la sicurezza di chiunque. Abbiamo raggiunto, però, una maturità tecnica individuale e collettiva tale da farci ormai affrontare ogni prova con la tranquilla consapevolezza che ogni sfida accettata arricchisce il nostro patrimonio di esperienza, comunque vadano le cose. Forti di questa convinzione, alle 10.30 siamo già presenti nella basilica gremita di fedeli e offriamo il nostro valido apporto al rito religioso, cantando la messa in latino del “Gabrieli”. Al termine della messa, i cinque Gruppi corali partecipanti alla rassegna vengono presentati alle autorità e al pubblico sul piazzale antistante la basilica e questo é il secondo momento elettrizzante della giornata. Niente a che fare, é ovvio, con le sensazioni straordinarie assaporate durante lo svolgimento del concerto! Consumato un rapido pasto, i cori si erano ritirati a provare i “pezzi” in scaletta e alle ore 16.00 in punto tutti e cinque erano presenti nella Basilica, in attesa di presentarsi al proscenio con i loro canti. Iniziano le esibizioni. La tensione é palpabile. In base all’ordine di apparizione precedentemente stabilito, la Corale di Timau si presenterà per ultima. E così accade. Ci presentiamo alla ribalta in chiusura di concerto e di colpo, come accade sempre, la tensione svanisce, l’emozione si stempera e le nostre voci fluiscono forti e sicure, riempiendo l’aria delle melodie eseguite. Le calorose approvazioni che salutano la nostra fatica alla fine dell’esecuzione ci ripagano di ogni sacrificio ed aggiungono un ennesimo tassello di orgogliosa autostima al nostro bagaglio artistico. Nemmeno una settimana dopo, il 16 luglio, la “Teresina Unfer” miete altri allori nella rassegna corale “Città di Cervignano del Friuli”, alla quale partecipiamo in compagnia del locale coro maschile e del bravissimo quintetto “The blossomed voice” di Villadossola, vincitore del concorso internazionale “Seghizzi di Gorizia”. E come dimenticare la bella parentesi dell’intervento nella sala della Casa della Gioventù di Timau, in occasione della consegna ella cittadinanza onoraria del Comune di Paluzza alla professoressa Ingeborg Gajer dell’Università di Vienna? Una serata calda ed amichevole, un successo particolarmente gratificante. Il 3 ottobre, infine, la Corale si é presentata all’esame dell’esigente pubblico dei fedeli che ogni anno affollano la chiesa della Madonna del Rosario per celebrare l’atteso evento del pellegrinaggio internazionale che a Timau é conosciuto come la festa di “Rosenkronz”: abbiamo cantato bene, mi sia concesso dirlo, e l’uditorio ha espresso il suo gradimento attraverso il tributo di entusiastici applausi. Attendiamo la fine del fine per esibirci a Timau durante le feste natalizie, quindi anche quest’anno andrà in archivio, in attesa delle celebrazioni che abbiamo in mente per festeggiare l’importante appuntamento del quarantacinquesimo anno di attività della Corale “T. Unfer”.                        

Gli interventi effettuati dalla Corale durante i quarantaquattro anni della sua esistenza -tra concerti, riti religiosi, cerimonie civili e militari, esibizioni in beneficenza per le popolazioni colpite da catastrofi naturali, feste di vario carattere, visite agli ospiti di case di riposo o di cura ecc.- hanno di sicuro superato quota trecento. Ma non abbiamo nessuna intenzione di fermarci qui. Fino a quando il pubblico al quale ci rivolgiamo manifesterà apprezzamento per il nostro lavoro, noi continueremo a profondere ogni nostra energia nel tentativo di presentare un prodotto artistico di alto livello. Con l’aiuto di Dio e la benigna assistenza dei cari coristi della “T. Unfer” che nel corso degli anni sono stati chiamati ad esibirsi nei cori celesti.”

Nel 2011 anche il Coro di Timau,ha voluto partecipare, nel suo piccolo, alle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, esibendosi in un applaudito saggio canoro a Paluzza. Nel mese di giugno, i cantori si sono recati a Sotto il Monte (BG), il paese natale di papa Roncalli, per eseguirvi un apprezzato concerto nel corso del quale hanno riproposto l’esecuzione dei salmi di padre Davide Maria Turoldo, trascritti e in parte musicati dall’autore. Pieve di Cadore ha accolto in luglio la Corale impegnata nella partecipazione alla seconda edizione internazionale di “Musica sacra oltre le montagne”, mentre il 15 ottobre i rappresentanti del bel canto timavese si sono ritrovati a Comeglians dove si è svolta, nella locale sala alpina, la rassegna dei cori carnici.

La Corale “T. Unfer” è dunque più che mai sulla breccia. E allora prepariamoci a godere ancora a lungo del piacere di ascoltare quei magnifici “canterini” che hanno tante e tali frecce al loro arco da poter andare a avanti per anni ed anni, senza mai deludere gli appassionati, grazie alla loro bravura vocale e alla loro preparazione professionale. Perché, vedete, noi siamo convinti che la Corale “T. Unfer” potrebbe cantare qualsiasi cosa, persino le Pagine Gialle, e registrerebbe ugualmente  un successo strepitoso!

 

Rocco Tedino

                   

 

 

    

   

 

 

 

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