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Un filo d’onore lega Timau a Sabaudia

Due donne, visibilmente stanche, stanno appoggiate ad un masso, in atteggiamento di riposo. Ai loro piedi giacciono due larghe ceste munite di spallacci che ne permettono il trasporto sulle spalle. Sono le famose gerle, o per meglio dire i “gerli”, come le chiamano a Timau, il paese d’origine di una delle due signore, Maria Plozner maritata Mentil. La sua compagna si chiama Rosalia e proviene da Cleulis, una località ad un tiro di schioppo da Timau. Maria e Rosalia fanno parte del folto gruppo di donne che si faranno tanto onore nel prestigioso “esercito” delle Portatrici carniche, un contingente paramilitare che dal settembre 1915 all’ottobre del 1917, notte e giorno, a qualsiasi ora, si carica sulle spalle il “gerlo” pieno di ogni genere di conforto ( tra i trenta e i quaranta chili di viveri, munizioni, indumenti, medicinali, addirittura sassi per costruire le mulattiere di collegamento con il fronte) e raggiunge le postazioni dei nostri militari che combattono contro gli austriaci sui monti che fanno da corona a Timau. I viaggi, già duri ed impegnativi per le difficoltà intrinseche, sono resi ancora più pericolosi dai tiri di fucileria che ogni tanto i nostri nemici dirigono verso quelle coraggiose, tanto è vero che fino a quel momento le Portatrici hanno già lamentato il ferimento di tre loro colleghe. Ma quel giorno, 15 febbraio 1916, a Casera Malpasso di Pramosio, la crudele sorte pretenderà un tragico salto di qualità. All’improvviso echeggia una sparo. Maria Plozner Mentil, che con l’amica stava riprendendo le forze dopo aver effettuato un trasporto in prima linea, scivola lentamente lungo la roccia e si accascia a terra. Sul suo fianco sinistro è comparso il  fiore purpureo di una ferita. Un “cecchino” austriaco, verosimilmente appostato  circa trecento metri più in alto, ha sparato addosso alla donna inerme, ferendola gravemente. Le grida di aiuto di Rosalia fanno accorrere dei soldati e la sventurata viene trasportata presso l’ospedaletto da campo di Paluzza. Vi trascorrerà alcune ore di dolorosa agonia, poi chiuderà gli occhi per sempre a questo mondo. Lascia il marito, combattente sul Carso, e quattro figli: la maggiore di essi, Dorina, ha undici anni.

Maria Plozner Mentil è morta per la Patria, come un soldato in trincea, e il suo sacrificio supererà gli angusti confini del paesino in cui era nata. Ben presto ella diviene il simbolo luminoso di tutte le Portatrici carniche e il suo nome risuonerà con reverenza ogni qualvolta si accennerà all’opera di quelle donne valorose che, per pochi soldi e tanto amore verso i nostri combattenti, scelsero di correre rischi inauditi pur di aiutare concretamente il nostro sforzo bellico. A Maria Plozner Mentil viene dedicata, unico caso di donna in Italia, una caserma degli alpini. Nel 1980 tutte le Portatrici carniche  vengono insignite dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto. Il 1º ottobre 1997, l’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro concede la “medaglia d’oro al valor militare alla memoria” a Maria Plozner Mentil, ritirata dalla figlia Dorina. Ma le attestazioni di stima e di affettuoso ricordo non si erano mai fermate. Ne fa fede la decisione assunta il 12 aprile 1973 dal Consiglio comunale di Sabaudia (Latina), il quale intitola all’Eroina Maria Plozner Mentil il parco comunale, sito nel centro abitato.

Seguiamo passo passo l’iter burocratico ed organizzativo legato all’importante delibera.    

” Il Consiglio Comunale, vista la richiesta motivata avanzata dal Gruppo Alpini di Sabaudia (…) con voto unanime delibera:

1° Intitolazione dell’Eroina Maria Plozner Mentil , nata nel Comune di Paluzza, frazione

    Timau, (prov. Udine), il 17 novembre 1884, caduta addì 15 febbraio 1916 nella guerra       1915-1918,  di un parco descritto nella premessa narrativa  di cui ad annessa planimetria;

 

2° Assolvere dopo il visto di legittimità dell’Organo Regionale di Controllo, ogni

     adempimento prescritto per l’efficacia della presente deliberazione.

    (omissis) ”

 

Questa è la delibera consiliare, ridotta all’essenziale, con la quale il 12 aprile 1973 il Comune di Sabaudia, in accoglimento della richiesta avanzata dal locale Gruppo Alpini, disponeva che venisse intitolato “”…all’Eroina carnica Maria Plozner Mentil da Timau il Parco comunale sito nel centro abitato, avente superficie di mq. 8.040, di forma rettangolare, pianeggiante, alberato con pini domestici…””.

Il 2 luglio 1973 si svolge nella cittadina laziale una solenne cerimonia che ufficializza l’intitolazione del Parco a Maria Plozner Mentil. Alla S.Messa celebrativa partecipano autorità civili e militari in numero cospicuo, di gran lunga superato, tuttavia, dagli alpini accorsi da più luoghi d’Italia, con la Carnia a far logicamente la parte del leone: Friuli-Venezia Giulia, Trentino, Veneto, Piemonte, Abruzzo, per citare le regioni d’origine dei gruppi più numerosi. Al termine del rito religioso, il sindaco di Sabaudia, dr. Nello Ialongo, conclude così il suo discorso:

“”…L’Amministrazione comunale desidera ringraziare tutte le Autorità militari e civili intervenute per il lustro che hanno voluto dare a questa nostra manifestazione ed esprime il più vivo apprezzamento per la partecipazione completa e calorosa della Sezione Alpini della nostra provincia, che più delle altre si dichiara disponibile, com’è avvenuto per il passato, per manifestazioni di così vitale respiro spirituale.””

La cerimonia di dedica del Parco a Maria getta le basi per la concretizzazione di un nuovo, importante riconoscimento alla martire carnica. Tra gli invitati d’onore alla festa, infatti, era presente anche Allerino Delli Zotti, sindaco di Paluzza, il quale aveva fatto in modo che a Sabaudia giungesse un masso estratto dalla parete di roccia in località “Malpasso” e trasportato a valle da Amato Matiz “Pacai”. Il macigno avrebbe costituito la prima pietra del basamento di sostegno del monumento commemorativo, da collocare al centro del Parco, che gli inesauribili Alpini del posto avevano deciso di far scolpire in ricordo della valorosa Portatrice.

Il 18 settembre 1975, Sabaudia vive un altro momento di rara intensità. Il celebre scultore Sergio Sventurato ha curato la realizzazione del monumento a Maria Plozner Mentil ed è giunto il momento di inaugurarlo con tutti gli onori dovuti alla memoria di una donna coraggiosa che seppe vincere l’umana paura che tutti coglie davanti al pericolo di vita per contribuire validamente, alla testa di tantissime altre sue indomabili colleghe, a portare il conforto di un aiuto ai nostri soldati inchiodati dalla guerra nelle trincee sui monti. Il Parco cittadino è davvero stracolmo di persone pervase da sentimenti di stima altissima che esse intendono testimoniare con la loro presenza. Nella folla spiccano circa duemila alpini, alcuni recanti ben in alto la bandiera di Reggimento fregiata di tante medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Sono presenti Franco Bertagnolli, Presidente Nazionale dell’Associazione Alpini d’Italia, i generali Franco Andeis, Lorenzo Valditara, Bruno Gallarotti, Gariboldi, Leonida Falco in rappresentanza del Ministro della Difesa on. Forlani, Ugo Schiapparelli, Presidente della Sez. Alpini di Latina, Valentino Dapit, Capo Sezione degli Alpini di Sabaudia, il quale, avvalendosi della preziosa collaborazione di Gino Canciani e di tutte le Sezioni Alpini della provincia, ha organizzato in maniera impeccabile la riuscitissima manifestazione.

Parole di vivo apprezzamento per la figura e l’opera di Maria Plozner Mentil vengono pronunciate anche da Aldo Di Centa, Sindaco di Paluzza, che lascia quindi la scena ad alcune delle vecchie compagne di Maria, le quali, in un silenzio carico di commozione, si raccolgono ai piedi del monumento per deporvi una corona di fiori ed una fervente preghiera: un Alpino invisibile la innalzerà fino al Paradiso degli Eroi dove Maria vive tra coloro che fecero dell’amor patrio l’estremo sacrificio.

Circa quindici anni dopo il monumento mostra segni di decadimento ed allora viene consultato il valente restauratore Francesco Tovo che già ha operato brillantemente su altri monumenti della città bisognosi di raccomodamenti. L’artista non smentisce la sua meritata fame ed in breve ridona freschezza  e nobiltà di linee al prezioso manufatto. La ripristinata bellezza dell’opera viene entusiasticamente applaudita l’8 aprile 1990 nel corso di una cerimonia curata egregiamente dagli alpini di Sabaudia e di Latina guidati da Nicola Corradetti e coadiuvati dai militari della S.A.C.A. agli ordini del generale Plozner. Alla presenza del generale Pierluigi Federici, vicecapo di Stato Maggiore  della Difesa e di altre insigni, il restaurato monumento viene nuovamente “scoperto” e stavolta il lungo viale di accesso presenta una toccante novità: sui due suoi lati sono allineate ruvide pietre provenienti anch’esse dal Malpasso di Pramosio e su ciascuna di esse é inciso il nome delle care amiche e colleghe di “ corvèe” dell’Eroina, decedute prima che le Portatrici carniche fossero insignite del Cavalierato di Vittorio Veneto.

 

Anater Pasqua                classe 1889

Bidoli Margherita             classe 1892

De Franceschi Maria      classe 1900

Del Bon Margherita         classe 1892

Di Bello Maria                  classe 1885

Ebner Pasqua                  classe 1887

Matiz Maria                      classe 1898

Mentil Maria                     classe 1889

Mentil Marianna               classe 1894

Muser Ida                         classe 1895

Primus Anna                    classe 1897

Primus Oliva                    classe 1899

Primus Rosaria               classe 1892

Puntel Margherita           classe 1888

Silverio Maria                  classe 1884.

 

Quindici nomi, quindici vite, quindici testimonianze d’onore. Per tutte, una sola parola: grazie.

 

 

Rocco Tedino                                                                                                                                                           

 

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